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8月23日

Nessuno s'incazzi (di due giorni postumo)

Strana giornata, questa.
Sarà perchè l'ultima di una lunga serie in cui il traffico la fa da sottofondo sulle sponde del Liffey, sarà perchè il tramonto disegna sulle Four Courts le statue in controluce col gesto dell'ombrello, sarà perchè è l'ultimo giorno di vacanza.
Oggi è successo qualcosa di particolare, sì, particolare.
Ho appena sganciato alla cameriera 12 (dodici) euro per un whisky ( e non whiskey, scimiottando la guida) invecchiato non so quanti anni ma che in distilleria ti consegnano a fronte di una banconota da 200.
Non è male.
La cameriera non mi ha nemmeno chiesto se lo volevvo con o senza ghiaccio, come fa di solito col buon vecchio Black Bush (10 anni).
Stamane sono stato al Trinity per un colloquio (io?! per un colloquio?! al Trinity?!).
Si parlava di un dottorato di ricerca ma non è che ne fossi così convinto (neanche loro a dire la verità).
M'hanno detto che ho porlato col capo dei capi: a me sembrava solo uno con la faccia da indiano.
Si chiama Amil, comunque (è un nome di fanasia, ovvio!).
Non deve essere uno che beve whisky, al massimo una coca cola.
Che poi in realtà io mica ci volevo parlare! E' solo che ho cominciato a chiedere in giro dove fosse il dipartimento di image processing e mi hanno portato da lui.
Io al massimo volevo farmi un giro per il dipartimento.
Incontro in un atrio un tizio, gli chiedo, mi porta da una segretaria che mi dice che fra qualche settimana sarà in Italia, mi chiede com'è il clima, cerco di rispondergli, allora mi dice che siccome sono stato così gentile (chissà che avrà capito, visto il mio inglese) che mi farà parlare con una segretaria del dipartimento.
Io non è che ho molta voglia, ribadisco che sono in vacanza ma quella insiste (deve essere stato sempre il mio inglese).
Mi presenta a questa bionda, tipica irlandese, rossa (l'avete mai vista na bionda rossa?!), occhi azzurri, paffuta.
Ci parlo, o almeno ci provo, giacchè ci siamo.
Devo essergli simpatico perchè mi dice che mi farà parlare con un tizio.
Mi presento, lo ascolto, non so che dirgli, non sa che dirmi, un buon colloquio, alla fine rimaniamo che gli mando un CV: sarebbe stato meglio se fossi stato ubriaco, penso.
Credo di aver bevuto tanta di quella Guinness in questi gioni che mi sorprendo ancora di come faccio a non pisciare nero.
Ad ogni modo.
Domani ho il volo, 7:30.
Devo svegliarmi così presto che sono già in pena da ieri.
Comunque.
Più tardi sono stato in giro per la città a cercare un barbone, homeless, come lo chiamano qua.
La gente, certa gente, a Dublino, si veste così free che ti verrebbe di chiedergli se appartiene alla famiglia dei senza casa.
Fortuna che non tutti i pensieri corrispondono ad azioni.
Ho scoperto, in ogni caso, che è difficile regalare qualcosa a qualcuno che non conosci.
Non è che puoi fermare la gente per strada e chiedergli: " scusa, non per offendere, ma sei un barbone?".
Non sta bene.
Anche i barboni s'incazzano.
Così ho girato un'ora per cercare la persona giusta, ammesso che uno che suona la chitarra ai bordi di Grafton Street sia la persona giusta.
Non mi ricordo che gli ho detto.
Avevo un paio di scarpe usate, spaghetti, olio d'oliva e colla.
Non potevo mica mettermi per strada e chiedere: "scusa, posso regalarti un paio di scarpe usate?"
Non sta bene.
Così devo avere detto tipo :"I have a pair of old shoeses, do you want them?" (che praticamente è la pura e semplice traduzione)
Alla prima titubanza, dovuta, ancora una volta, più al mio inglese che alla sua ubriachezza, ho pensato "adesso s'incazza".
Invece gli "I bless you" si sono sprecati.
Alla fine sono andato via senza farmi notare: lui era tutto preso a controllare la merce, ma non è importante.
I doni più grandi si fanno a chi li sa ricevere senza farsi troppe domande.
E' meglio così.
Sennò sai quante menate!
Si è fatto tardi: finisco il whisky che il cielo mi aspetta.
God blesses you!