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6月3日
“Master in comunicazione e gestione d’impresa”, “Master in gestione delle risorse umane”, “Master in architettura digitale”,”Master in circoncisione applicata”: l’ultimo ,fossi in voi, non me lo lascerei scappare.
Ti sei laureato? Magari sei bravo a far qualcosa? Non dirmi che per laurearti hai anche studiato! Non hai comprato gli esaemi? Non hai copiato il compito di analisi numerica e sei stato promosso lo stesso?! Ma in che mondo vivi? Caro mio, se non fai un master, non vali proprio nulla! Del resto è il mercato del lavoro che te lo richiede. I laureati abbondano, bisogna distinguersi! E allora giù, indaffarati ad iscriversi a chissà quali corsi di perfezionamento, dove ti “insegnano” ad entrare nel mercato del lavoro...(piccola parentesi: il Mac è una stufa!!)
Vi giuro ragazzi che io di associazioni a delinquere ne ho viste parecchie, ma come quelle legalizate a propinare al malcapitato di turno i master più disparati...come quelle mai!
Del resto, come disse un settantenne che un giorno conobbi casualmente in treno, “oggi la laurea è come un sigaro: non la si nega più a nessuno!”
Arguto il vecchietto...
Ora che ci penso, era un tipo stranissimo: alto una spanna o poco più, basco grigio, favella affilata come la lama di un rasoio, cominciò a farci domande, noi poveri studenti quasi matricole, col piglio dell’arringatore navigato.
“Qual è la radice quadrata di 4?” chiese con aria di sfida .”2”, rispose perentoria una ragazza iscritta alla facoltà d’ingegneria... “Brava” replicò il vecchietto, “peccato tu ti sia scordata che è + o - 2” (non pretendo che tutti ne capiscano il motivo :-) ).
Un tipo di quelli che potresti incontrarli a Miami con la camicia a fiori e l’andatura del giudice Hurcastle (quello della serie televisiva per intenderci).
Immaginatevi la scena. 5 ragazzini poco più che ventenni al cospetto di uno che poi si scoprì essere stato un ufficiale non mi ricordo di quale forza armata. E nonostante questo, un tipo in gamba. Non mi ricordo lo sguardo: forse aveva gli occhi sfuggenti, o troppo penetranti per tentare di reggerlo. Un tizio gli chiese cosa facesse nella vita “Vendo tavole da surf in un negozio di Rimini” rispose il signore, che nonostante l’apparenza di un settantenne, aveva lucidità e fantasia da vendere. Ci avevate mai pensato che un tizio a Rimini potesse vivere vendendo tavole da surf?! Uno di una certa età, mica “nu vocc’apert” (se di Milano leggi “boccalone”) lampadato e col ciuffo rileccato! Uno di “una certa età”!!!
Io stavo zitto ad ascoltare, piacevolmente sorpreso, stupito, ma senza darlo a vedere: evidentemente nello scompartimento ad esser paraculi eravamo in 2.
Il vecchio se ne accorse, ma fece finta di nulla: continuava a parlare di cose talmente strambe ma in sintonia col personaggio che sembravano vere. Non ricordo come proseguì il discorso. Non ricordo dove scese l’anziano signore. Ricordo soltanto (e si fa per dire) che prima di andare, rivolto a me, disse, forse per scuotermi dall’apparente torpore: “Lui è come Eratostene, parla poco” e sorrise con lo sguardo furbo.
Aveva capito.
Aveva capito che ero un figlio di puttana! :-)
Di cos’è che stavo cercando di parlarvi prima dell’irruzione del vecchietto? Ah sì, dei master. Uno spreco sociale. Una scappatoia per raccimolare fondi europei (perchè sappiate che è così che vengono sovvenzionati), una presa per il culo, dove il culo, lo sottolineo, è il vostro.
Materie farneticanti insegnate come una spalmata di Nutella da improbabili professori isterici. Cose che incuriosiscono solo a sentirle nominare: peccato che l’espressione “solo”, in questo caso, stia ad indicare che la curiosità finisce proprio lì. Per non parlare degli esami di verifica in itinere: penso d’aver visto cose che non avevo mai più visto dai tempi delle medie. Gente coi foglietti, che copia spudoratamente, altri che comunicano in codice le risposte esatte, professori che fanno finta di non vedere, o che non alzano la testa per paura di vedere: tanto i fondi sono stati erogati... E tutto questo a un’età media degli studenti di quasi 30 anni!
Senza parlare poi dello stage in azienda. E’ qui, cari nemici, che si toccano vette di lirismo inconsuete (passatemi il termine). Professori nominati tutor di stage che dovrebbero indirizzarvi ma che non sanno neppure cosa state facendo e, se vi va bene, che non si contraddicono l’un l’altro. Gente di una certa età, mica ventenni. Braccia sottratte all’agricoltura.
E dopo esserti magari fatto un culo così, perchè hai tentato se non altro di imparare a tue spese qualcosa che potesse tornarti utile, ti vengono a dire con l’aria di chi ha il culo appollaiato su una comoda sedia da 1500 euro al mese senza fare un cazzo :” Ma il suo lavoro a cosa serve?”. Risposta:”A darti da mangiare, coglione!”
Vogliamo forse dimenticarci dei questiionari di valutazione dei corsi? Noooooo, non possiamo dimenticarcene. “I consigli sono sempre graditi”, la premessa degli insegnanti. Poi se gli scrivi una critica: “Perchè lei è così polemico?” ti chiedono. “Ha ragione prof, sono polemico, ma mi sembrava un modo un po’ più elegante e meno volgare di mandarla a fanculo”: sarebbe questa l’unica risposta plausibile.
Tanto che quando al termine del secondo ciclo di lezione te li ripresentanoi questionari, scegli tutti i valori medi così nessuno ti rompe i coglioni. Tesina finale:dulcis in fundo.
Hai lavorato 3 mesi, da solo, e ora vuoi anche romprci le scatole e sprecare il nostro prezioso tempo per starti a sentire? Ma non pensarci nemmeno, i fondi sono già stati erogati, hai 15 minuti, anche troppi, e noi dobbiamo passare alla cassa a ritirare il nostro meritato compenso. Piovono i consensi: i leccaculo sono dappertutto.
La cosa che mi rattrista di più è vedere che alla fine le persone premiate son quelle che non capiscono una mazza, che non sono in grado di far nulla, ma che hanno “studiato”. Si aprirebbe un altro lungo capitolo sulla differenza fra “dottrina” e “cultura” ma tanto chi è colto la capisce da sè, chi è dotto non la capirebbe nemmeno dopo avergliela spiegata: casi della vita.
La notte è fonda, l’aria calda si taglia con la lama di un coltello: il letto “m’attende”.
Prima di andare sapete cosa vi dico? Dopo tanto farneticare, dopo aver sparato a zero su tenaci organizzatori, dottori e presidenti, vi dico che è difficile capire fino in fondo dov’è la ragino e dov’è il torto (voi ci credete?! mah...) ed è per questo che io “mi sono messo dalla parte del torto, visto che i posti dalla parte della ragione erano finiti”.
buonanotte
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