3月6日
Questa che segue è una poesia, per essere più precisi un'ode, a chi o meglio, a cosa, lo lascio decidere a voi.
L'ho scritta 7, forse 8 anni fa, quando a Bologna ero solito trascorrere le nottate sui libri.
Buona lettura
"L'ho vista
l'ho vista di nuovo
planare sulla mia
testa vuota,
perdersi in un
labirinto
di grano e girasoli.
L'ho vista
volare via
lontano,
impalpabile e
serena,
rotonda
nell'immensità
delle sue curve.
L'ho vista
tornare smarrita
e sdraiarsi su
di me, pesante
e viva,
l'ho sentita
nel suo silenzio
cupo e profondo
nella sua veste
in chiaroscuro.
L'ho toccata
accarezzata nel
firmamento azzurro.
L'ho lanciata lontano
e l'ho vista tornare
fiera
seguendo un moto
invisibile e caotico.
L'ho stretta
nel suo bianco lucente
e nel suo nero opale,
l'ho guardata negli occhi
in quei grandi occhi ciechi
e l'ho sentita per una
volta
completamente mia.
Le ho parlato
seguendo i suoi
pindarici slanci,
aliante fragile
ma senza ali.
Ascolta il
vacuo stagnante
pensiero,
ascolta il mio
grido soffocato,
il mio riso goliarda e beffardo.
L'ho amata
e l'amo ancora
nuda
al mio sguardo
impertinente.
L'amo per i suoi
sogni e le sue
chimere,
per l'utopica
voglia di andare
lontano
e per la perenne
sconfitta regale
che la costringe
al suolo.
Divina o mortale
ninfa che culla
i sogni di un
bambino,
per lei tutto il
mio regno,
tutto il mio regno
per una palla da calcio."
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